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Uno degli episodi più
significativi di tutta la storia del banditismo sociale ebbe luogo,
poco più di un secolo fa, nel Mezzogiorno d’Italia. Tra il 1860 e il
1864 il brigantaggio nel Sud assunse un’ampiezza e una forza tali da
somigliare molto ad una vera e propria guerriglia.
Il brigantaggio aveva una lunga storia nel Mezzogiorno: esso nasceva
da una situazione economica e sociale caratterizzata dall’esistenza
di un ristretto gruppo di grandi proprietari cui faceva fronte
un’enorme massa di contadini miseri, alla perenne ricerca di un
pezzo di terra da coltivare o di un contratto di lavoro per scampare
alla fame.
Questa situazione generava una continua concorrenza tra i contadini,
costretti ad accettare contratti di affitto sempre più gravosi, a
prestare la loro mano d’opera per salari bassissimi, in una terra
che aspiravano a lavorare come proprietari e che sentivano invece
usurpata dai borghesi o galantuomini.
Così il contadino non guadagnava mai abbastanza per vivere, era
costretto a chiedere prestiti e soccorsi” in natura al suo datore di
lavoro o ad usurai, su cui doveva poi pagare forti interessi, Il
contadino restava in tal modo sempre misero e indebitato. L’unico
modo di uscire dalla condizione di oppresso, per contare qualcosa,
in quella società così rigidamente divisa in ricchi e in poveri, in
padroni e in servi, era di farsi brigante.
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